Giugno 6, 2021

La Big Dog’s Backyard Ultra, la gara infinita

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Avete mai partecipato ad una gara che non ha una distanza finale prestabilita e neanche un tempo certo entro cui portarla a termine? Una gara in cui vince chi “arriva ultimo”?

Benvenuti nel mondo della Big Dog’s Backyard Ultra, gara creata dalla mente contorta di Gary “Lazarus Lake” Cantrell, ideatore – per capirci – della Barkley Marathons. Nata nel 2011, la gara si svolge nel “cortile” di Laz: un giro di 6,7km da completare in un’ora. Facile direte. Ma se allo scoccare dell’ora successiva doveste ripartire di nuovo per completare la stessa distanza? Fate i gradassi eh?! E se la cosa dovesse andare avanti e all’inizio di ogni ora doveste ripartire? Fino a quando? Non si sa perché la gara finisce soltanto quando tutti i partecipanti si ritirano e resta una persona sola: la vincitrice!

La Big Dog’s Backyard è una gara dura, difficile da gestire proprio perché non si sa quando finisce. Può succedere dopo 30 giri come dopo 60. Nessuno lo sa. Nessuno lo può sapere. Sta a voi dosare le energie nel modo migliore. Dovete correre ogni giro “abbastanza velocemente” per avere quei 5-15 minuti di tempo per dormire (!), riposare, andare in bagno, mangiare. Ma non troppo velocemente perché rischiate di non averne più; l’energia va dosata molto attentamente.

Il gonfiabile che segna la partenza e la fine di ogni giro, in pieno stile Laz, porta la scritta “Non c’è fine” e per rendere le cose ancora più “piacevoli” per i partecipanti, al gonfiabile ci sono le “jeerleaders”. To jeer significa essere sgarbati e prendere in giro e infatti le jeerleaders deridono i partecipanti ricordandogli quanto siano deboli e pronti a ritirarsi. Ad ogni singolo giro.

Jeerleards
Partenza Big's
Screenshots dal documentario Finding the limit

La classifica è unica: non c’è un vincitore uomo e una vincitrice donna, non ci sono premi di categoria. Per la verità non ci sono né premi né classifiche e chi non vince risulta “ritirato” dalla gara.

Tutto folle, direte voi. Si, ma anche molto appassionante.

Come dicevamo, un giro è di 6,7km e questa distanza è stata scelta perché in 24 ore si arriva a completare 100 miglia precise, una distanza che molti partecipanti si pongono come obiettivo. Durante il giorno si corre in un bosco, su un terreno difficile e ondulato che sarebbe pericoloso percorrere in notturna e, infatti, la notte si cambia e si corre per strada.

La prestazione migliore è di Johan Steene, svedese di 47 anni, che nel 2018 ha completato 68 giri, cioè 455,6km. Nell’ottobre del 2019, a finire la gara è stata una donna: Maggie Guterl, che ha completato 60 giri, cioè 402km. La prima donna a vincere una gara di questo tipo è stata – invece – Katie Wright, percorrendo 30 giri durante un evento satellite in Nuova Zelanda disputato in maggio dello stesso anno.

Bosco
Screenshot dal documentario Finding the limit

Laz dice che è difficile scegliere quale tra le tante è la sua edizione preferita della Big Dog’s Backyard Ultra “E’ come chiedere a qualcuno di scegliere tra i propri figli”. Però quella del 2019 resta per lui una gara da ricordare proprio per il fatto che a vincerla sia stata una donna: “quando togli “velocità” e “forza” dall’equazione, ci sono donne che competono alla pari con gli uomini”, dice in un’intervista alla BBC.

Sicuramente uno degli aspetti più importanti della Big’s Backyard Ultra è quello mentale e strategico; non per niente Laz la descrive come “metà gara, metà partita di poker”: non ti puoi fidare di quello che vedi in gara, dove tutti cercano di mostrare che in fondo stanno bene e ne hanno ancora; la verità si nasconde nelle tende durante la pausa, quando nessuno vede quanto veramente stai soffrendo. Devi essere strategico, dimostrare agli altri che ne hai ancora e “costringerli” a pensare che è meglio se mollano prima di te.

Però, se punti alla vittoria e hai un obiettivo preciso, il tuo successo dipende da quello dei tuoi compagni di viaggio. Prendiamo, per esempio, quello che è successo proprio nell’edizione del 2019. Maggie Guterl aveva come obiettivo finale quello di raggiungere le 72 ore e le 300 miglia (500km). Dopo 52 ore, però, erano rimasti in due, lei e Will Hayward. Maggie stava bene ma Will stava soffrendo e aveva l’aspetto di uno vicino a gettare la spugna. Così lei e la sua crew hanno iniziato a spronare Will che non solo ha deciso di continuare la gara ma, ad un certo punto, ha iniziato a stare meglio e ad accelerare il passo restando in gara per altri otto giri. Otto giri che però hanno costretto Maggie ad “accontentarsi” di vincere in 60 ore.

Dal 2019, anche l’italia ha la sua Big Dog’s Backyard Ultra che si chiama “L’ultimo sopravvissuto”. Organizzata da Julius Iannitti, la Backyard italiana si svolge a Castellaneta Marina (TA) e chi resta in gara si aggiudica il Golden Ticket per la gara madre.

Se siete interessate ad approfondire l’argomento vi consigliamo un articolo e un documentario: