Giugno 13, 2021

L’ultimo Sopravvissuto, la Backyard italiana. Il racconto delle donne

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La scorsa settimana si è corsa la seconda edizione de L’ultimo sopravvissuto, la gara che si rifà alla più famosa Big Dog’s Backyard Ultra e che si svolge da 10 anni nel Tennesse (USA). In realtà, quando Julius Iannitti ha deciso di organizzare la prima edizione nel 2019, non sapeva ancora dell’esistenza della gara americana. Iannitti infatti ci racconta:

Stavo cercando delle gare da fare e ci sono degli amici in Irlanda che ne organizzano diverse tra le quali la loro Backyard ultra. Il format mi ha subito incuriosito, tanto da pensare immediatamente di organizzarne una in Italia. In quel momento non sapevo dell’esistenza della versione originale e quindi ho creato la mia versione”.

Quella versione si svolse su un percorso di 5km da percorrere in 45 minuti. Per entrare a far parte del circuito della Backyard, quest’anno il format è dovuto per forza di cose cambiare e omologarsi alla “gara madre”: 6,7km per ogni giro da completare in un’ora. Grazie a questa mossa, il vincitore de L’ultimo sopravvissuto 2021, Antonio di Manno, potrà partecipare all’edizione americana, che si svolgerà ad ottobre, insieme ai migliori “backyardisti”.

Tra i 47 partecipanti, le donne erano 5 – poco meno del 10%: Luisa Zecchino, Tiziana Mugheddu, Rita Maria Marzoli, Maria Girolamo Moramarco e Sonia Lutterotti. L’ultima donna a “gettare la spugna” è stata Luisa Zecchino, ma, si sa, la classifica è unica e non ci sono vincitrici o vincitori.

Questi i giri fatti e il chilometraggio completato:

  • Luisa Zecchino: 16 giri (107,2km)

  • Tiziana Mugheddu: 15 giri (100,5km)

  • Rita Maria Marzoli: 10 giri (67km)

  • Maria Girolamo Moramarco: 9 giri (60,3km)

  • Sonia Lutterotti: 7 giri (46,9km)

Donne gara
Foto di Vito Sansolino

Chiaramente, non tutti i partecipanti sono arrivati a Castellaneta per vincere, ognuno è andato lì con un obiettivo personale e alcuni semplicemente per ritrovare gli amici di sempre. Ma questo è il bello della corsa amatoriale in generale e delle ultramaratone in particolare.

Abbiamo chiesto a Rita Maria Marzoli e a Sonia Lutterotti di raccontarci la loro esperienza.

Questo è quello che ci ha raccontato Rita Maria Marzoli:

“Avevo deciso di provare una gara nuova nel format, anche se sapevo sin dall’inizio che non sarebbe stato semplice affrontarla. A me piacciono le gare a circuito, in qualche modo mi sento protetta, e non mi spaventano i chilometri, né il percorso. Qui però bisogna mettere in conto che nell’ora a disposizione per completare il giro, bisogna anche ristorarsi, cambiarsi. Il percorso è molto impegnativo. I 900m in spiaggia offrono sicuramente un paesaggio meraviglioso, soprattutto quando giunge la notte e il rumore del mare e le stelle fanno compagnia ai passi estremamente affannati che si susseguono, ma sono durissimi. Il passaggio sul percorso sterrato e poi in pineta amplificano la stanchezza che ad ogni giro si accumula.

Spiaggia
Foto di Vito Sansolino

Io personalmente ho affrontato la gara con l’obiettivo di fare un buon allenamento in vista di futuri impegni sportivi. Dopo i primi giri ho capito che l’obiettivo doveva essere rivisto volta per volta, giro per giro. E così ho puntato al primo obiettivo che era giungere ai 7 giri necessari per entrare in classifica.

Raggiunto il primo step, ho puntato al mio secondo obiettivo che era giungere ai 10 giri. Al termine del decimo giro avevo un margine di quasi 6′, quindi potevo tranquillamente ripartire, ma ho preferito fermarmi perché non volevo affaticarmi troppo visto che non avevo preparazione specifica per questa tipologia di gara.

La gara la ritengo interessante e sicuramente mi piacerebbe rifarla, con una preparazione fisica più idonea”

Ecco come è andata per Sonia Lutterotti:

“La mia gara è stata breve poiché sono arrivata impreparata. Ho avuto un periodo duro in famiglia, ho accompagnato mio padre nel suo ultimo periodo di vita, tralasciando quindi gli allenamenti. Dato, però, che ero iscritta dallo scorso anno, ho colto l’occasione per una breve vacanza e, soprattutto, per rivedere i tanti amici del mondo dell’ultra

La mancanza di forma, il caldo (vengo dal Trentino dove ci sono almeno 10 gradi in meno), il percorso duro mi hanno impedito di avere un minimo di soddisfazione personale, ma finita la mia gara sono rimasta sul percorso per incitare ed aiutare gli altri concorrenti perché questo è per me, lo spirito ultra. In particolare, la mia cara amica Luisa Zecchino, grande campionessa, che nonostante le sue vicissitudini è riuscita a tenere duro con la sua solita determinazione e superare i 100 km che per una donna non più giovane è tanta roba.

Sonia corre
Sonia Lutterotti alla Self Trascendence – Foto concessa da Sonia

Il percorso non è semplice, con tratti di asfalto per lo più sconnesso, due tratti con saliscendi in pineta, ed un durissimo tratto di spiaggia. Pare che le altre gare in questo format abbiano percorsi più semplici, per questo le gare “durano” di più. Per le donne poi le difficoltà, su un percorso così muscolare, sono maggiori, non avendo la stessa potenza degli uomini.

Altra particolarità di questa gara è stata la completa autosufficienza alimentare. L’organizzazione forniva solo l’acqua, mentre il cibo e qualsiasi altra cosa ti servisse bisognava procurarsela prima. Naturalmente qui era favorito chi aveva assistenza. Inoltre, di giorno spiaggia e lungomare erano pieno di turisti e si doveva zigzagare.”

Il futuro della gara

Molti sono stati i partecipanti che hanno messo in evidenza la difficoltà del percorso, cosa che ha decisamente influito sul risultato finale: la gara si è infatti conclusa al 31simo giro con 207,7km, quando il record americano è di 68 giri mentre quello internazionale è stato battuto proprio lo scorso weekend in UK, dove John Stoker ha vinto con 81 giri e 542km

L’organizzatore ci ha rivelato che nella prossima edizione ci saranno ulteriori aggiustamenti al percorso:

“E’ venuto fuori che il tratto in spiaggia ha reso la gara troppo dura e anche se questo non dovrebbe essere una discriminante, è di fatto penalizzante non solamente per i concorrenti, ma soprattutto per la gara in sé. Infatti, oltre a poter “spaventare” i concorrenti, la rende molto corta e quindi meno appetibile e soprattutto alla luce delle nuove regole qualificanti meno idonea per ottenere una qualifica. Per questo motivo posso annunciare da subito che il percorso subirà qualche cambiamento e quello più importante sarà appunto l’eliminazione del tratto della spiaggia”.

Qualche giorno fa ci siamo accorte che il DUV – il sito di statistica dell’ultramaratona – ha aggiunto tra le classifiche internazionali sulle varie distanze, una nuova categoria: Backyard Ultra. Quindi, quell’idea folle venuta fuori dalla mente contorta di Laz ha in realtà attirato l’attenzione di molte/i ultrarunners e adesso sono 13 i paesi che organizzano la propria edizione. I vincitori e le vincitrici di queste gare all’interno del circuito si ritroveranno nel Tennessee a sfidarsi contribuendo, di sicuro, all’allungamento della distanza percorsa oltre ogni limite pensabile.

Quest’anno ci sarà anche l’Italia, grazie alla visione del Laz italiano, Julius Iannitti.