Maggio 20, 2022

Francesca Spinsanti: l’ultramaratoneta pigra

Leggi in 6,3 min
FineJacky Hunt-Broersma "can do hard things"
Giulia felice guarda il mare"Keep clean and run": rinascere tra plastica e rovi

Francesca Spinsanti, ultramaratoneta di Ancona, ci racconta la sua passione per le lunghe distanze. Antisportiva per eccellenza, ha iniziato a correre a 40 anni per problemi legati alla salute ma si è innamorata subito di questo sport. Il suo motto è:

“se non puoi andare più veloce, allora vai più lontano”

Il 21 maggio 2022 ha partecipato alla 100km del Passatore e il suo racconto lo facciamo iniziare proprio dalla sua ultima impresa.

Buona lettura

L’ultimo traguardo

21.05.2022 Ai nastri di partenza della 100 km del Passatore. Partiamo con un grande caldo e uno zaino in spalla per mancanza di punti cambio in questa edizione. Cerco di gestire al meglio questa situazione e così sarà, anzi, passo in tutti i passaggi a meno 30’ dall’edizione precedente. Cosi fino a Marradi (km 65). Poi le energie consumate nella prima parte portano il loro conto. Mi sento debole con le gambe che decidono di non collaborare più. Mi dico “forza su, mancano SOLO 35 km, il più è fatto”. Beh sono stati km molto difficili.

Vedevo di continuo i pullman pieni di ritirati che andavano verso l’arrivo e non mollare ha richiesto grande concentrazione e determinazione, soprattutto se non sei in condizione ottimale. Sono stata sola per tutti i 100 km, quindi nessuno che mi distogliesse dal pensiero del ritiro. Ma nonostante tutto ho creduto in me e in 16h17’ ho tagliato il mio traguardo della mia seconda 100 km del Passatore con un’emozione cosi grande che anche ora che ci ripenso mi vengono le lacrime agli oggi. Eh niente, anche in questa ultima sfida, si molla la prossima!

Ma chi è Francesca Spinsanti?

Sono Francesca, ho 45 anni, abito in provincia di Ancona, e nella vita sono Responsabile Fiscale in una associazione di artigiani.

Vivo da anni con i cani e nessuno di loro ha mai avuto voglia di fare il minimo sport, della serie: gli opposti si attraggono. O forse un po’ chi si somiglia, si piglia!

Infatti io sono da sempre antisport, non ho mai praticato nessuna attività sportiva, neanche in età scolare. Nella vita, però, le cose possono cambiare. Quando avevo 35 anni ho avuto un tumore alla tiroide e a causa della radioterapia sono entrata in menopausa precocemente. Questo ha causato un’osteoporosi molto avanzata e così mi hanno consigliato di iniziare a fare movimento per contrastarla. Mi sono ritrovata quindi a quasi 40 anni, a iniziare a fare un po’ di sport.

Con l’entusiasmo che da sempre mi contraddistingue, ho iniziato a fare i primi passi con il nordic walking per poi conoscere per caso la corsa con un volantino che pubblicizzava un corso. Mi sono appassionata fin da subito a questa nuova dimensione e mi sono resa conto immediatamente che dovevo fissare un obiettivo che mi stimolasse ad andare avanti; scegliendolo, ho capito cosa mi attirava di più: dato che la velocità non è nelle mie gambe, mi innamoro della distanza, perché se forse è vero che non puoi andare più veloce, di certo puoi andare più lontano, soprattutto se non hai un obiettivo di tempo.

Francesca pacer

Foto concessa da Francesca Spinsanti

Le prime gare

E così la mia prima gara è stata la Maratona di Roma dopo pochi mesi che correvo. Di lì, un susseguirsi di gare di lunga distanza fino a fare diverse 6 ore, 12 ore, 50 km, la 100 km del Passatore, la 100 miglia di Berlino (gara però non conclusa per una caduta durante il percorso).

La gara che porto nel cuore è senz’altro il Passatore. Partire da Firenze per arrivare a Faenza e percorrere 100 km demarcava il mio continuo desiderio di spostare l’asticella sempre un po’ più in là. Le ansie e le paure pre-gara, la gioia e il sorriso sempre acceso durante il percorso nell’incontrare persone nuove o già conosciute e fare insieme parte del percorso, la soddisfazione dell’arrivo: sono emozioni che non dimenticherò facilmente.

Così come porterò sempre nel cuore il campionato israeliano su 50 km nel Mar Morto: correre nel punto più basso del mondo, a quasi 500 metri sotto il livello del mare. Colori brillanti, aria salina, e l’avere la netta percezione che puoi correre in qualsiasi parte del mondo, ma il podista ultra sarà sempre quello che ti sorriderà e ti dirà una parola di incoraggiamento anche se in una lingua che non capirai mai. E proprio in questa gara ho dovuto avere i nervi saldi per non mollare.

Francesca corre primo piano

Superare la crisi

L’alimentazione sbagliata prima della partenza, i ristori alternativi della Dead Sea Marathon (patatine fritte e salatini), la luce strana, il caldo, il fondo poco agevole, hanno fatto sì che al km 43 io stia per svenire, mi fischiavano le orecchie, vedevo tante stelline. La mia razionalità e il mio conseguente ragionare lucido mi hanno evitato il panico. Ho pensato che se svenivo chissà dove mi portavano, chissà come mi sarei spiegata con i soccorsi, e così mi sono detta “cerca di restare calma, va piano, guarda dritta davanti a te, respira tranquilla”, eh niente. È andata bene. Mi sono ripresa e sono arrivata sorridente al traguardo. Che poi all’arrivo le medaglie non ci fossero più, è un dettaglio!

Francesca corre strada

 

Per il futuro, non ho una vera e propria gara nel cassetto, ma so che cercherò sempre di spostare l’asticella un po’ più in là. Fino a che le gambe me lo permetteranno.

Le donne

Noto che noi ultramaratonete, seppur sempre più presenti nelle gare, siamo però in numero nettamente inferiore agli uomini, ma questo va detto in genere in tutte le competizioni podistiche. Peccato, perché secondo me le donne hanno grande determinazione e grande fermezza. Di fronte alle difficoltà si arrendono meno facilmente. Probabilmente siamo ancora poche per cultura o semplicemente perché ci è più difficile ritagliarci spazi da sottrarre alla famiglia.

Nella corsa inoltre la donna deve far i conti anche con il ciclo mestruale che per molte può essere oggetto di limitazione o di maggiore affaticamento. Io, a seguito della radioterapia per un tumore alla tiroide, sono andata in menopausa quasi undici anni fa e quindi, fortunatamente (almeno sotto questo punto di vista), non ho questo problema.

Per i miei allenamenti sono seguita da una allenatrice, Julia Jones, che mi segue fin quasi dall’inizio e che mi piace molto anche forse per il suo essere donna e capire le esigenze specifiche tanto da avere sempre la sensazione che gli allenamenti che mi vengono dati siano sempre perfetti per me.

Francesca in pausa sorride

La pigrizia che non c’è

E comunque facendo il punto del mio stato attuale, io che non sono portata per nessuna cosa, se non per lo studio, ma null’altro di materiale, la corsa mi ha fatto capire che volere è potere, che ognuno deve prendere atto delle proprie capacità ed attitudini e cercare di portare questo al massimo punto raggiungibile. E visto che siamo ultra, anche oltre il limite che pensavamo.

Se devo dire dove mi vedo tra dieci anni, mi piacerebbe rispondere sul divano in un dolce far niente!! Ebbene si, nonostante la gran quantità di km che macino, resta il mio essere antisport da sempre e quindi super pigra. Ma poi so già che basta riallacciare le scarpe per avere di nuovo l’entusiasmo di mettere in agenda la prossima sfida perché so che cosi proverò di nuovo tutte quelle sensazioni che mi travolgono e che mi danno la carica per superare le inevitabili difficoltà che la vita ci mette di fronte ogni giorno.