Quando la testa fa più fatica delle gambe: riconoscere le interferenze in gara

C’è un momento, nelle gare lunghe o negli allenamenti, in cui le gambe stanno ancora facendo il loro lavoro, ma dentro di te qualcosa cambia.

Il respiro si accorcia, i pensieri diventano più affollati, ti ritrovi a fare calcoli su quanto manca, su chi è davanti, su cosa dirai se non andrà come avevi sperato.​ E istantaneamente senti mancare energia alle gambe. O viceversa: avverti affaticamento muscolare, i tuoi pensieri vedono solo scenari negativi e ti senti mancare l’aria.

È difficile capire da cosa parta questo “loop” di sfinimento: dal respiro, dai pensieri, da mancanza di substrato energetico. Da tutti e da nessuno. Il corpo (fisico e mente insieme) è una macchina così complessa che non si può considerare alcun fattore singolarmente a prescindere dagli altri. L’uno concorre insieme agli altri alla massima espressione del potenziale a cui ci siamo preparati per mesi (o addirittura anni).

 

donna in discesa

Per semplicità tratteremo un tema alla volta. Oggi iniziamo dal ruolo e l’importanza che ha la mente in questo processo. Il territorio dei pensieri è vasto e ricco di risorse potenziali, non riusciremo in un solo articolo a scoprirle tutte… ma prometto che nel corso di “The Extra Mile” le toccheremo insieme.

Nello scorso articolo abbiamo messo a fuoco il tuo perché corro, le emozioni che cerchi davvero quando corri, dentro e fuori dal pettorale.

Oggi facciamo un passo ancora più dentro di te: entriamo nel territorio delle interferenze, quelle voci che in gara possono trasformare una giornata normale in una lotta continua con te stessa.

Cosa sono davvero le interferenze (e come si presentano)

Tim Gallwey, nel modello dell’Inner Game (il gioco interiore), definisce così le interferenze: tutto ciò che si mette in mezzo tra il tuo potenziale e la tua prestazione reale.

La tua prestazione, quindi, non è solo il risultato matematico dei ritmi dei tuoi allenamenti, della tua integrazione studiata al grammo, dei trattamenti fisioterapici, ma emerge da questa formula:

Prestazione = Potenziale – Interferenze

E cosa diavolo sono queste “maledette interferenze” che si mettono tra te, i tuoi sforzi, il tuo impegno e il risultato finale?

Partiamo da un’importante distinzione! Esistono due tipi di interferenze:

Interferenze Esterne: appartengono al “gioco esteriore” e si riferiscono a tutti quegli ostacoli fisici e ambientali che si trovano nel mondo circostante. Riguardano fattori che solitamente sono al di fuori del tuo controllo diretto, ma che puoi comunque saper gestire:

  • Gli avversari o i concorrenti contro cui si gareggia

  • I “rumori” fisici e ambientali (il meteo, il pubblico, l’organizzazione, il percorso gara o l’attrezzatura che non funziona)

Interferenze Interne: appartengono al “gioco interiore” e rappresentano gli ostacoli psicologici, cognitivi ed emotivi che si generano dentro ai tuoi pensieri. Sono considerate le interferenze più subdole, limitanti e pericolose in assoluto. Come sottolinea Gallwey, infatti, l’avversario che si nasconde nella tua mente è spesso molto più forte di quello che trovi fisicamente di fronte a te:

  • Le aspettative, le paure autolimitanti e l’ansia da prestazione

  • La paura di fallire e i dubbi sulle proprie capacità (mancanza di autoefficacia)

  • La mancanza di focus attenzionale o di obiettivi ben definiti

  • Atteggiamenti disfunzionali e abilità mentali non allenate

donna con pettorale

Non sono solo “pensieri negativi”, ma un intero modo di parlarti, leggere quello che succede, giudicare te stessa.​

In gara possono comparire così:

  • “Se sto già così al 20°, non arriverò mai in fondo”

  • “Guarda come vanno più forte le altre, non sei al livello”

  • “Se oggi non faccio il tempo che ho in mente, è la prova che non valgo abbastanza”

  • “Non dovevo iscrivermi, è troppo per me”

Spesso partono da copioni profondi, di cui abbiamo già parlato: devo meritarmi la felicità, valgo solo se rendo, non posso mollare mai.​

Il problema non è avere pensieri di questo tipo – sono umani. Il problema è quando diventano l’unico filtro attraverso cui leggi ogni passo, ogni sensazione, ogni piccolo segnale del corpo.

Per esprimere al massimo il tuo potenziale naturale, è importante “ripulire” la performance da entrambe le tipologie di “rumori”.

Riappropriarti del tuo ruolo attivo nella gestione delle interferenze esterne e riconoscere e ridurre (o eliminare del tutto) i “rumori” emotivi e mentali. Questo ti permetterà di far coincidere, o perlomeno far avvicinare, la tua prestazione reale al suo massimo potenziale, favorendo l’ingresso nel cosiddetto stato di massima efficacia o “flow”.

Come riconoscerle in tempo reale (senza aspettare il crollo)

Il primo passo per non farti travolgere dalle interferenze è accorgerti che sono arrivate. Sembra banale, ma in gara spesso ce ne accorgiamo tardi, quando siamo già dentro la spirale.

Alcuni segnali che possono aiutarti:

  • Il respiro si fa più alto e veloce, anche se il ritmo non è cambiato

  • Il focus si sposta dal “qui e ora” al “quanto manca / come andrà a finire / cosa penseranno”

  • Il linguaggio interno passa da descrittivo (“Sto facendo fatica”) a giudicante (“Non sei capace”, “Sei sempre la solita”)

  • Smetti di ascoltare il corpo e inizi a litigare con lui

  • I muscoli sembrano “molli”, come se il corpo non investisse più energia nella tua “missione”

Puoi allenarti a notarle dandoti una sorta di “allarme interno”: ogni volta che ti accorgi di essere tutta proiettata sul futuro (“E se non reggo?”) o sul confronto con gli altri, quello è il segnale che l’interferenza è entrata in scena.

Non è una prova che stai fallendo, è solo l’invito a cambiare strategia e sguardo.

Il respiro come ancora: tornare al corpo quando la mente scappa

Il respiro è uno degli strumenti più semplici e potenti per interrompere la spirale delle interferenze, perché agisce in due direzioni: sul corpo e sulla mente.​ Ti riporta al corpo nel qui ed ora, distende la mente e invia segnali di “sicurezza” al sistema nervoso.

Quando ti accorgi che la testa sta correndo più di te:

  • 1
    Porta l’attenzione al respiro nasale, se le condizioni lo permettono, oppure a un ritmo respiratorio più lento e regolare
  • 2

    Scegli una piccola finestra temporale: “Per i prossimi 10–20 passi mi occupo solo di inspirare ed espirare, sentendo l’aria che entra e che esce”

  • 3

    Lascia che la cadenza del respiro si agganci ai piedi: qualche passo di ispirazione, qualche passo di espirazione, trovando il tuo schema

Non si tratta di “cacciare via” il pensiero, ma di dare alla mente un compito concreto e al corpo un segnale di “calma, va tutto bene”.

Spesso, dopo anche solo 30–60 secondi di questo tipo di attenzione, il dialogo interno si ammorbidisce: non sei più solo il pensiero “Non ce la faccio”, sei una persona che sta respirando dentro la fatica.

Il dialogo interno: parlare con te stessa, non contro di te

Il secondo strumento è il tuo dialogo interno. Se nel secondo articolo ti ho invitata a chiederti che emozione cerchi nella corsa – libertà, presenza, fiducia – qui ti propongo di far diventare il tuo modo di parlarti coerente con quella emozione.​

Alcuni esempi:

  • Se cerchi presenza, puoi dirti: “Resto qui, un chilometro alla volta, un respiro alla volta”

  • Se cerchi fiducia: “Ho già attraversato altre crisi, so che possono cambiare. Mi accompagno, non mi abbandono”

  • Se cerchi libertà: “Posso scegliere il passo, posso scegliere di rallentare senza sentirmi meno atleta”

La chiave è passare da frasi che chiudono e ti mettono in discussione come persona (“Non sono capace”, “Sono finita”) a frasi che riconoscono una realtà esterna e aprono possibilità concrete (“E’ dura, ma io sono ancora qui…”, “E’ faticoso, ma posso…”, “Per ora faccio questo…”). Non è pensiero magico: è risorsa mentale in un contesto in cui il tuo sistema nervoso è già sotto stress. Il dialogo interno ha maggiore forza se abbiamo un focus chiaro e potente, un obiettivo ben formato e solida autoefficacia.

I pezzi del puzzle sono tanti, e gli esploreremo insieme via via, nel corso di questa rubrica.

Un esercizio extra-mile

La prossima volta che farai un allenamento un po’ più impegnativo (un lungo, un medio, un progressivo) o una gara, ti propongo questo:

  • 1

    Prima di partire, scrivi una frase sul tuo perché corro in questo periodo (una parola: presenza, fiducia, libertà…)

  • 2

    Decidi in anticipo quale segnale userai per riconoscere le interferenze: respiro che si accorcia, confronto con gli altri, pensieri catastrofici

  • 3

    Scegli una frase di dialogo interno “ponte” da usare quando l’allarme si attiva (per esempio: “Ok, è arrivata la voce della paura. Respiro e torno qui”)

  • 4

    Dopo l’allenamento, annota:

  • Quando sono arrivate le interferenze?
  • Come ho usato il respiro?
  • Come ho parlato con me stessa?

Fallo su 3–4 uscite: vedrai emergere un pattern. Dentro quel pattern c’è una parte importante della tua forza mentale.

E adesso tocca a te

Se ti va di condividere, mi piacerebbe leggere nei commenti:

  • Qual è l’interferenza che ti visita più spesso in gara (una frase, un pensiero, una sensazione)?

  • Cosa ti aiuta di più, oggi, a non farti travolgere: il respiro, il dialogo interno, altro?

The Extra Mile nasce proprio per questo: riconoscere che non siamo solo il nostro ultimo risultato, ma il modo in cui scegliamo – ogni volta – di stare dentro la fatica, dentro la gioia, dentro le interferenze.

Triathleta e runner di ultra distanza, atleta semi-professionista ma soprattutto appassionata. Laureata in Scienze Psicologiche con specializzazione in Progetti di Prevenzione e Trainer EUPC (European Prevention Curriculum). Master in Sport Performance Coach e Insegnante di respiro Academy Inspire Italia. Per approfondimenti visita il mio sito www.sarahgiomi.it