Mi chiamo Asia, ma mi potete chiamare anche Asietta o Mulan.

Sono un essere umano con mille sfumature di vita, ma ciò che mi permette di esprimermi al meglio e che le fa uscire fuori tutte…sono la corsa e la scrittura.

Amo correre a lungo, lontano, nella natura, immersa nei colori del mondo e dei miei pensieri.

Questo sarà da ora uno spazio in cui darò finalmente vita a questi pensieri alla rinfusa, vi porterò dentro i miei racconti di corsa e di vita e soprattutto, voglio che sia uno spazio sicuro per ognuno di voi.

Oggi vi invito dentro il mio mondo con un tema per me molto delicato, dedicando una lettera alla piccola Asietta.

Buona lettura, che sia di aiuto anche per il vostro bambino interiore.

Svegliati

Questo era quello che le veniva detto spesso da bambina.

Lei è sempre stata timida, tra le sue. Le veniva detto che era una bambina molto sensibile, a volte con la coda di paglia, altre volte senza grinta, che non sarebbe stata in grado di raggiungere determinati obiettivi per la sua timidezza. Una bambina che attraverso gli occhi e le parole dure e fredde degli altri, sarebbe cresciuta con la paura. La paura di sbagliare, la paura di fare un passo falso, la paura di alzare la mano in classe, la paura di essere o dire una parola di troppo, la paura di esprimersi per come era realmente.

Poi è arrivato il bullismo e da lì è arrivata anche la paura di come appariva il suo fisico ed è entrata in un vortice di ormai abitudini malsane che la stavano consumando.

Ma una cosa molto grande ce l’aveva quella bambina. L’essere testarda. Seguire a testa bassa, con impegno, fatica, ostinazione qualsiasi sogno che risiedeva nel suo cuore. Quello che potrebbe sembrare un granello di sabbia in mezzo all’oceano, sarebbe stato ciò che l’avrebbe portata nel suo posto nel mondo.

La corsa

Un giorno scoprì quello che sarebbe stato il suo più grande e potente mezzo di scoperta di sé stessa e del mondo: la Corsa.

La corsa l’avrebbe accompagnata sempre. Le avrebbe insegnato a stare nella fatica, a non scappare quando qualcosa emotivamente faceva male, a restare quando la testa aveva i pensieri raggomitolati. Le avrebbe insegnato a restare, anche quando voleva sparire.

Un dialogo iniziato da bambina, a colpi di fiato corto e fango da campestre. Un dialogo che prosegue tuttora, con grande profondità, nei suoi 24 anni. Iniziata per caso ed il bello era proprio quello. Nel voler per forza entrare in ogni contenitore possibile e immaginabile per rimpicciolirsi e piacere agli altri, aveva perso la sua forma autentica.

Asia Menci corre felice

Foto di Asia Menci

Con la corsa non è stato amore a prima vista, ma un “mangiare a piccoli bocconi l’elefante e imparare ogni lezione di cucina”. Non è stato un lampo di infatuazione, ma è stato ciò che finalmente arrivava dal suo cuore e le apparteneva. Il bello finalmente…è che non sapeva dove sarebbe andata, ma la visione era più luminosa di qualsiasi altro dubbio o paura avuta fino a quel momento. Grazie alla corsa, ad ogni passo, ad ogni respiro affannato, non viveva più attraverso gli occhi degli altri e non agiva più a seconda delle loro parole.

Finalmente qui, non doveva più spiegare sé stessa. Nessuna etichetta. Quel movimento armonioso e ciclico avrebbe tirato fuori tutti i colori dell’Asietta, senza che lei dicesse una parola.

L’esplorazione

La corsa, più di qualsiasi altra forma di espressione, le ha permesso di esplorarsi nel più profondo ed esplorare il mondo esterno attraverso una lente diversa. Non più con paura, ma con curiosità. Con gli anni questa curiosità l’ha portata piano piano, in modo graduale, ma abbastanza inusuale per la sua età, ad avvicinarsi alle lunghe distanze. All’ultratrail.

Spesso le viene chiesto perché, ma questa domanda non ha mai una risposta semplice e pronta ad ogni evenienza. Non è brava ad esprimersi a parole, quindi biascica un “per curiosità”, ma in realtà se la osservate bene mentre corre…c’è un mondo dietro a quella risposta. Basta…osservare con attenzione. Ed ogni volta che aggiunge un passo in avanti, disegna un pezzo di sé. Crea un quadro in continuo movimento.

La corsa non l’ha salvata come aveva pensato, ma è stata il mezzo con il quale ha capito quanta forza aveva e che tutte le parole che le persone le avevano rigurgitato addosso erano solo un reflusso, un riflesso, un limite delle lenti altrui.

La corsa non l’ha salvata da qualcosa o qualcuno, ma l’ha cresciuta. Quindi grazie corsa per averle aperto gli occhi, la mente, il cuore, ma soprattutto grazie Asietta.

Per ogni volta che hai scelto di buttarti, con coraggio, nonostante gli ostacoli…perchè alla fine della giornata gli ostacoli non erano mai all’esterno, ma dentro la tua testa. Per ogni volta che hai scelto il cuore, l’intuito, li ha messi dentro lo zainetto e hai lasciato il dubbio a casa, dentro un cassetto. Per ogni volta che hai scelto l’autenticità contro ogni previsione che ti voleva gregge. Per aver fatto tante di quelle esperienze senza sentirti pronta, con la paura appressa, con il cuore che si aggrappava alla gola per uscire fuori e farsi una chiacchierata con il cervello. Per aver attraversato montagne con la pelle tremante dall’emozione. Per averlo fatto con il caos di fragilità, confusione, una mente traballante e dubitante di certezza.

Fidati di me. Credimi

Grazie Asietta per aver continuato per la tua strada.

Perchè ti scrivo?

Perchè io e te abbiamo un conto in sospeso. In questi anni ci siamo un po’ allontanate. Sai, quando uno cresce a volte, nelle responsabilità giornaliere dell’adulto, si scorda del suo bambino interiore. Ma io, se sono qui ad inseguire questi grandi sogni, è solo grazie a te che continuavi a dirmi “Fidati di me. Credimi.” E’ solo grazie a te se sono riuscita a guardare con questi occhi marroni il Monte Bianco e farci un giro intorno, a toccare con mano il sogno chiamato “UTMB”. Ti ho presa per mano e portata con me in tutti i 176km per 46 ore e mi sono fidata di te, come tu avevi fatto alla prima visione e avvicinamento alla corsa. 

Abbiamo avuto l’audacia di rischiare ed inseguire questi sogni ridicolosamente immensi, anche e soprattutto quando la gente dubitava. Abbiamo visto creste maestose, attraversato guadi gelidi, assaporato quella fatica mentale e fisica che non può essere spiegata se non ci sei dentro e non la vivi in prima persona.

Il tuo sorriso fa scomparire ogni difficoltà, ma questo non significa che non ce ne sono state. Continua a portarlo con tenacia e non pensarci. Portalo con te, dentro lo zaino, tiralo fuori insieme ai bastoncini quando fatichi e non avrai bisogno di spiegarti a nessuno.

Ti prendo per mano

Adesso Asietta, ti prendo di nuovo per mano. Grazie per avermi portata lontano. Per aver condiviso e lasciato le tue orme su ogni sentiero. Adesso teniamoci strette, che il viaggio continui avventuriero.

Asia

Ciao, sono Asia! Amo correre, non importa dove, come o quando: l'importante è divertirmi, condividere il percorso con gli altri e sentirmi viva. Mi piace spingermi lontano e mettermi alla prova fisicamente e mentalmente. Sono una trottola in continuo movimento!