Ho scelto di parlare di Saria perché è una di noi. Non è un’élite, non ha vinto gare, non ha portato a casa particolari risultati competitivi, ma è una donna forte che ha vinto una sfida con sé stessa e che continua a vincerne nel quotidiano. È un esempio per tutte coloro che si demoralizzano per il risultato in classifica, che pensano che non ne valga la pena, che cercano una motivazione per andare avanti, nonostante tutto.

La gioventù

Mariarosaria La Rana (all’anagrafe) nasce a Milano l’11 novembre 1971. Figlia unica, cresce a Cesano Boscone vivendo una normale infanzia: genitori molto presi con il lavoro, Liceo, poi Università, nessun particolare interesse per lo sport, se non il classico provare questo e quello durante i primi anni di vita. Dalla scuola media lo sport viene accantonato, come succede ai più.

Il matrimonio e i figli

Nel 1997 Saria si sposa e nel 2001 si trasferisce ad Abbiategrasso. Nel frattempo nascono 5 figli. A 38 anni, dopo la nascita dell’ultimo, inizia ad avvertire dei fastidi cardiaci e le viene diagnosticata una lieve forma di Extrasistole; il cardiologo le consiglia attività aerobica, come nuoto o corsa. Saria da subito non considera la corsa e prova con il nuoto, ma la gestione del piccolino è complicata, quindi nella primavera del 2013 prova con la corsa. Si tratta di jogging molto tranquillo, senza schemi o finalità: pochi chilometri 3 volte a settimana lungo il Naviglio e solo quando il meteo è favorevole

Tutte le foto sono di Saria

La svolta

Nel 2014 avviene la separazione dal marito e la vita cambia completamente. Nei giorni in cui i figli sono con il papà Saria avverte un gran vuoto, tanta solitudine e inizia a soffrire di un’iniziale forma di depressione. La corsa diventa un’ancora di salvezza. Conosce dei runners sul percorso che fa di solito e viene invitata in un team non agonistico (“Le Salamelle”). Da lì il passo alle gare è breve e nel 2016 partecipa alla sua prima Mezza. ”Ero lenta, lentissima, ma mi faceva stare bene, soprattutto il terzo tempo”. Negli anni successivi cambia società più volte e con i “Tapascioni Running Team” scopre la passione per il Trail Running. Inizialmente partecipa a gare entro i 25/30 chilometri, ma sente che ha bisogno di spingersi oltre. Nel 2018 approda a quella che è tutt’ora la sua società, 100% Anima Trail: “li vedevo sempre alle gare, mi sembravano così affiatati!”

L’Ultra Trail

Nel 2019 partecipa alla sua prima Ultra: la 50K del Campo dei Fiori. Vissuta molto intensamente, con enorme fatica (“L’ho corsa tutta con le scope”), ma una grande soddisfazione: “Quella gara è stata la mia catarsi, da lì è cambiato tutto e non sono più stata la stessa persona”.

Nel 2020 partecipa alla Corsa della Bora, poi arriva lo stop forzato per il Covid, ma Saria non si fa abbattere e appena possibile ricomincia. Da lì in poi è un susseguirsi di sfide: partecipa alle lunghe di UTLO, Top Dolomites, Tuscany, Castelli Bruciati, Monte Soglio, Ponte di Pietra, Oasi Zegna, Maremontana, Andersen e anche LUT. Non si fa mancare nemmeno la strada, partecipando a Maratone come Milano, Firenze e Reggio Emilia.

 

Saria oggi

Dal 2023 Saria è seguita da un coach, Gianluca Bianchi e pensa che questo sia molto importante: “è un’interfaccia con cui confrontarti; ogni anno imparo cose nuove; allenamenti che prima mi sembravano senza senso, ora so a cosa servono e li trovo fondamentali”. Fa ancora parte del team 100% Anima Trail, che ormai è una seconda famiglia: Saria non abita vicino alla sede della società (circa 60K), ma di certo una Donna Ultra come lei non si fa scoraggiare da questa distanza: ne ha percorsi molti di più correndo! Per questo quasi ogni settimana si allena con il team o si trova anche solo per un terzo tempo serale (non riuscendo ad arrivare in tempo per l’allenamento) con il folto capannello di donne ultramaratonete, che spesso si riuniscono sole tra di loro, per condividere corse, chiacchiere, una birra e una pizza.

Pensieri a briglia sciolta

Alla fine le ho chiesto di parlare liberamente e lei mi ha detto cose molto toccanti: “le Ultra sono la metafora della vita: pensi di non farcela, ma poi ce la fai. Non si tratta di fuggire dalla realtà, ma di viverla più pienamente. Ho iniziato a correre per fuggire, come molti, ma grazie alla corsa (grazie alle Ultra) ho preso coscienza di essa: in montagna spesso si è soli, soprattutto se la gara è lunga e questo ti insegna a stare con te stessa, di conseguenza a farlo anche nella vita quotidiana. E poi c’è il piacere di stare in mezzo alla natura. Non faccio gare per competere, non mi interessa, lo faccio perché mi fa stare bene. Trovo che la montagna sia molto accogliente, anche con chi è lento come me, c’è tanta condivisione. Certo, devi allenarti, ma non è necessario guardare i tempi in maniera pressante come in strada.

Grazie alle Ultra ho imparato a lasciarmi scivolare addosso i problemi: quando corri non spariscono, ovviamente, ma impari che puoi gestirli perché ti senti capace di affrontare qualsiasi cosa; quando porti a termine un allenamento, ti senti in grado di affrontare tutto, come se qualcuno ti facesse una carezza sulla testa dicendoti che puoi farcela. Non potrei pensare di vivere senza la corsa ormai. Se non ho voglia di fare un allenamento mi dico: usciamo e vediamo che cosa succede; magari poi ne esce il migliore allenamento dell’anno! Le Ultra ti insegnano che la testa vince sul corpo: mentre percorri tutti quei chilometri puoi morire e rinascere più volte per vi di una o più crisi. E poi in questo settore l’età non conta più di tanto: se impari a gestirti correttamente, magari con l’aiuto di un coach, riesci a essere longevo; l’importante è ascoltare il proprio corpo: se ti dice di riposare, fallo.

Infine un consiglio a chi si sta approcciando a questa disciplina: “se ti ha incuriosita, è un segnale, significa che devi provare. Se ce la faccio io, può farlo chiunque”.

 

Mi chiamo Valentina e sono una quasi 50enne Donna Ultra "per caso": non ho mai corso prima di 4 anni fa, poi ho provato per curiosità e non ho più smesso! Due anni fa l'amore a prima vista con il trail running e a fine 2025 la mia prima Ultra! Ho un marito, ultrarunner anche lui, e 3 splendidi figli. Il tempo durante la giornata sembra non bastare mai, ma alla fine si trova sempre per allenarsi e questo è ciò che conta per me!