Quando ti allacci le scarpe alle 4 del mattino per affrontare decine di chilometri, non stai solo preparando il corpo alla fatica: stai allenando il tuo mindset e la tua resilienza, stai decidendo che tipo di storia vuoi raccontarti su di te.

In questo Extra Mile ti propongo una chiave semplice e potente: capire come gli obiettivi che scegli possono alimentare la tua autoefficacia invece che logorarla, possono dirigere il focus e zittire le interferenze.

Sarah si riposa

Oltre il traguardo: l’arte di costruire un obiettivo nell’ultramaratona (e nella vita)

Come abbiamo visto nel secondo Extra Mile di febbraio, il primo passo è sempre chiederti: perché corro davvero? Qual è l’emozione che inseguo quando esco di casa – libertà, presenza, fiducia, gioia? Partire dal tuo perché ti permette di costruire obiettivi che non ti svuotano, ma ti somigliano. Obiettivi che danno alla tua mente una direzione chiara così che possa lavorare con te e non contro di te.

Riprendi le tue risposte all’esercizio Extra Mile che ti abbiamo proposto: partiremo proprio da lì per costruire i tuoi prossimi traguardi, dentro e fuori dal pettorale.

Obiettivi ben formati: dal “perché corro” al “come voglio esserci”

Qui entra in gioco la formula SMARTER, non come sigla da manuale, ma come antidoto ai “vorrei” vaghi che creano solo confusione e frustrazione. Il punto non è solo cosa vuoi ottenere, ma come vuoi essere presente a te stessa lungo il percorso.

Un obiettivo, per essere ben formato, deve avere alcune caratteristiche di base:

S – Specifico

“Voglio correre di più” o “voglio fare una 100 km” sono desideri, non obiettivi. Specifico significa definire con chiarezza che cosa vuoi ottenere, in che contesto e con quali condizioni di contorno.

Esempi:

  • invece di “voglio fare un ultra trail” → “voglio correre una 50 km trail con 1500 m D+, completando l’ultima salita ancora in controllo, senza dovermi fermare a camminare per mancanza di forza”;

  • invece di “voglio stare meglio in gara” → “voglio arrivare agli ultimi 10 km con abbastanza lucidità da gestire i ristori e il ritmo senza andare nel panico”.

Più sei specifica, più la mente sa dove investire le energie e può immaginare in modo più vivo e profondo la realizzazione dell’obiettivo.

M – Misurabile (in modo concreto)

La misurabilità non riguarda solo il tempo sul cronometro. Per una donna che corre, possono essere misurabili anche: la continuità (quante settimane di fila rispetti il tuo piano senza auto-boicottaggi); la qualità del sonno medio; il numero di volte in gara in cui sei riuscita a usare respiro e self-talk invece di farti travolgere dalla crisi. Non è solo il tempo ad essere misurabile!

Esempio:

  • “Per le prossime 6 settimane voglio completare 3 allenamenti a settimana, di cui almeno uno focalizzato su salita.”

Quando hai indicatori chiari, è più facile vedere progressi e correggere la rotta, anche se il singolo allenamento “va male”.

A – Accessibile (alla tua versione di oggi) e action-oriented

 

Accessibile non significa piccolo, comodo o semplice: significa compatibile con le tue risorse attuali – corpo, tempo, esperienza, contesto di vita.

Se negli ultimi mesi hai corso al massimo 15 km, mettere in calendario una 80 km tra 4 settimane non è accessibile: è una trappola con rischio di auto-svalutazione. Accessibile potrebbe essere una 21 km ben preparata, oppure prendersi più tempo per costruire una base chilometrica più solida, fare lavori specifici e acquisire fiducia nella corsa.

Action-oriented significa che dall’obiettivo discendono azioni precise.

Esempio, se l’obiettivo è: “gestire meglio le salite senza andare in ansia”, le azioni potrebbero essere:

  • “inserisco 2 volte a settimana 10–15’ di salita controllata”

  • “una volta a settimana alleno il respiro e il self-talk proprio in salita”.

Un obiettivo leggermente sfidante, ma agganciato a passi concreti e alla tua realtà, nutre autoefficacia: ti dimostri che quando ti dai un compito alla tua portata e ci metti impegno e passione, ottieni grandi risultati.

R – Realistico e responsabilizzante

Realistico vuol dire agganciato ai dati, non a quello che senti di “dover” fare perché lo fanno gli altri, ma disegnato su di te, su come stai in questo preciso momento.

In questo punto rientra anche la responsabilità: che cosa dipende da te (allenamento, recupero, nutrizione, gestione dei pensieri, modo di respirare) e che cosa no (meteo, condizioni delle altre, imprevisti il giorno prima)?

Un obiettivo realistico e responsabilizzante ti mette nella posizione di poterti dire, dopo: “Ho fatto la mia parte, fino in fondo”. Questo è materiale vero per costruire vittoria interna. Sentirsi protagonisti del proprio percorso è fondamentale per riconoscersi le vittorie conquistate lungo la strada di crescita.

T – Temporalmente definito

Un obiettivo senza tempo rimane sospeso e il rischio è che si parta sempre “da domani”. Temporalizzare significa:

  • fissare una data (gara, test, blocco di allenamento);

  • e costruire tappe intermedie chiare.

Esempio

  • “Tra 16 settimane voglio correre la 50 km.”

  • Tappe:

  • settimane 1–4 → base aerobica e regolarità;

  • settimane 5–8 → introduzione lavori di salita/forza specifica;

  • settimane 9–12 → lunghi progressivi e simulazione nutrizione;

  • settimane 13–16 → rifinitura + scarico.

L’investimento non sarà quindi solo la gara, ma viene distribuito tra le varie tappe intermedie ed ognuna di loro rappresenterò un micro-obiettivo raggiungibile.

E – Emozionante

Un obiettivo che non ti emoziona difficilmente reggerà le sveglie all’alba, il freddo, le rinunce, la fatica. Deve parlare al tuo perché profondo, non solo alla testa razionale che dice “dovrei”. Le emozioni sono il vero motore.

R – Registrabile e rivedibile

Un obiettivo è vivo: va scritto, monitorato, aggiornato.

Registrabile significa che tieni traccia di ciò che fai: allenamenti, sensazioni, imprevisti, dialogo interno nei giorni no. Non per giudicarti, ma per conoscere il tuo processo ed esserne consapevole affinché diventi un vero e proprio percorso di crescita.

Rivedibile significa darti il permesso di correggere il tiro se la realtà ti manda segnali diversi da quelli immaginati: spostare una gara, cambiare tempo obiettivo, modificare il carico. Non è mollare, è allenare flessibilità e rispetto per te stessa.

Un obiettivo rigido, non rivedibile, può portarti a spingere oltre il limite “solo perché ormai l’ho deciso”. Un obiettivo che puoi aggiornare ti accompagna mentre cambi tu.

Il linguaggio che usi cambia la gara

E soprattutto, un obiettivo ben formato è espresso in linguaggio positivo.

“Non voglio andare in ansia sulle salite” lascia la mente agganciata proprio all’ansia e alla salita come minaccia.

“Voglio affrontare con serenità la salita, usando il respiro e il passo che mi permettono di restare lucida” offre un’immagine chiara verso cui andare, e ti dà già una strategia.

Formulare gli obiettivi in chiave positiva, allontana dall’ansia e lascia alla mente lo spazio e l’energia per immaginare e costruire lo scenario in positivo. Sposta il focus dal “via da” a “verso”.

Ecologia: quando l’obiettivo ti rispetta (davvero)

Per una donna che affronta distanze estreme, l’ecologia dell’obiettivo non è un dettaglio: è la base su cui poggia tutto il resto.

Un obiettivo è ecologico quando non distrugge altri pezzi fondamentali della tua vita: salute, relazioni, lavoro, identità. Preparare una 100 km sacrificando sistematicamente il sonno, ignorando segnali chiari del corpo o trasformando ogni allenamento in motivo di conflitto in famiglia, nel lungo periodo ti porta verso una sconfitta interna, anche se la gara “va bene”.

Al contrario, un obiettivo ecologico:

  • tiene conto dei tuoi ritmi fisiologici (ciclo, recupero, periodi di maggior carico mentale);

  • si integra con le altre aree importanti (non le cancella: le organizza in modo diverso per un periodo);

  • ti fa sentire coerente con i tuoi valori, non in guerra con loro.

Può voler dire, ad esempio, scegliere una gara in una fase dell’anno in cui sai di poter chiedere più supporto in casa, o allungare di qualche settimana la preparazione per non dover comprimere tutto su quattro ore di sonno per notte.

Un modo semplice per testare l’ecologia è farti tre domande, carta e penna alla mano:

  • 1

    Questo obiettivo rispetta la mia versione di salute (fisica e mentale) o la mette costantemente a rischio?

  • 2

    Questo obiettivo rispetta le mie relazioni importanti o mi porta, giorno dopo giorno, a ritirarmi e a usare la corsa come scusa per non esserci?

  • 3

    Questo obiettivo rispetta il mio lavoro e il ruolo che voglio avere lì, o mi spinge a vivere ogni giornata come un ostacolo tra me e l’allenamento?

Se su uno di questi punti la risposta è un “no” secco, non significa che devi lasciare perdere la gara dei tuoi sogni; significa che vale la pena ricalibrare tempi, carichi o aspettative, per non arrivare al traguardo con la sensazione di esserti smontata pezzo per pezzo lungo la strada.

Extreme Ownership: il prezzo, senza sconti… sei pronta a pagarlo?

A un certo punto, per rendere un obiettivo davvero tuo, devi passare dalla teoria alla responsabilità: cosa sono disposta a fare – e a non fare – per questo traguardo?

Non puoi controllare se il giorno della gara pioverà o se il percorso sarà più tecnico del previsto, ma puoi controllare il modo in cui ti presenti a quell’appuntamento: quanto ti sei allenata in condizioni simili, che tipo di dialogo interno hai allenato, che margine di flessibilità mentale ti concedi.

Le domande chiave, qui, sono due:

  • “Qual è il prezzo realistico di questo obiettivo?” (in termini di tempo, energie, rinunce, organizzazione familiare, gestione dello stress)

  • “Sono davvero disposta a pagarlo, adesso, nella vita che ho?”

Qui la sincerità è fondamentale. Non c’è niente di male in un “no”, anzi! Non va vissuto come un fallimento, ma come una preziosissima informazione.

Un “no” che ti permetterà di riformulare l’obiettivo in modo più onesto e sostenibile – magari cambiando distanza, spostando la gara, diluendo la preparazione – invece di restare in un limbo di auto-sabotaggio in cui ti chiedi sempre “perché non riesco mai a rispettare il programma”.

Prenderti la responsabilità di dire “questo sì, questo no” è già un atto di autoefficacia: inizi a costruire obiettivi che ti allenano, non che ti consumano.

Un esercizio Extra Mile

Prendi un tuo obiettivo che magari hai pensato in negativo (“Non voglio…” “Voglio smettere di…”), e riscrivilo chiedendoti: che cosa voglio vedere/fare/sentire al posto di questo?

Già questo passaggio, da “via da” a “verso”, è un extra-mile mentale che allena focus ed autoefficacia.

E adesso tocca a te

Ti propongo un piccolo lavoro pratico, da fare con carta e penna.

  • 1

    Prova a riscrivere l’obiettivo, a cui hai pensato sopra, in versione SMARTER

  • 2

    Aggiungi una riga: “Perché questo obiettivo è ecologico per me, oggi?”

  • 3

    Chiudi con: “Qual è il prezzo che sono disposta a pagare, e quale non voglio pagare?”.

Nota come cambia il tuo focus quando l’obiettivo è più chiaro e più tuo.

Se ti va, raccontacelo nei commenti!

The Extra Mile è anche questo: non soluzioni facili, non tragitti già disegnati, è un percorso che costruisci a partire da te stessa ogni giorno e che ti porterà a raggiungere obiettivi sinceri alimentando le tue consapevolezze e resilienza.

Triathleta e runner di ultra distanza, atleta semi-professionista ma soprattutto appassionata. Laureata in Scienze Psicologiche con specializzazione in Progetti di Prevenzione e Trainer EUPC (European Prevention Curriculum). Master in Sport Performance Coach e Insegnante di respiro Academy Inspire Italia. Per approfondimenti visita il mio sito www.sarahgiomi.it
  1. yruenkmvkn 2 Maggio 2026 at 12:33 am

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